medaglia di San Vincenzo e del Beato Federico Ozanam  

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CHI SIAMO

 

E siamo arrivati alla nostra Terza Giornata Nazionale!

 

Il tema scelto quest’anno è abbastanza forte e, mentre mi sto interrogando come fare ad illustrarlo al meglio ai lodigiani, trovo un inserto nel quotidiano locale dal titolo “Uomini liberi”. È il primo numero mensile di attualità, informazione e cultura della Casa Circondariale di Lodi.

 

Il Duomo

Leggo con interesse ciò che i detenuti raccontano: le loro esperienze, le sensazioni che stanno vivendo, le angosce e le paure che maggiormente si fanno sentire la sera quando, al momento di coricarsi, il pensiero corre alla famiglia. Per gli stranieri è anche peggio perché, avendo la famiglia lontana, non è loro possibile avere un po’ di conforto da parte dei propri cari. In fondo alla pagina c’è un appello: “scriveteci!”.

 

Uno scambio epistolare è infatti quello che riesce a dare un contatto umano con il mondo esterno a questi nostri fratelli.

È quello che da circa un anno e mezzo sta svolgendo una Conferenza del nostro Consiglio rispondendo all’invito “adotta un carcerato”. 

 

All’inizio gli interrogativi sono stati molti: cosa scriviamo? Cosa diciamo? Poi, quasi in sordina, è iniziata la corrispondenza; le lettere hanno una frequenza mensile e sono sempre velate di tristezza: il carcere è troppo grande, i detenuti sono tanti e con parecchi di loro è impossibile convivere, il cibo non è buono, viene servito freddo, e poi c’è sempre il pensiero per la famiglia che, suo malgrado, deve subire questa situazione. In questi 18 mesi le Consorelle sono riuscite a far sì che questa persona si sentisse accolta da tutta la famiglia della San Vincenzo.

 

Lo hanno esortato a non piangere su se stesso ma ad allargare i propri orizzonti ed impegnare al meglio le giornate così lunghe.

 

Eccolo così frequentatore di corsi di catechismo, di computer, di illuminazioni teatrali.

 

Pur restando sul generico, non osando entrare in particolari, sono riuscite a far percepire interesse nei confronti suoi e della sua famiglia che è sostenuta sia moralmente che economicamente; con l’aiuto del cappellano è riuscito a compiere un cammino di fede ed a pentirsi dell’azione compiuta, causa della sua attuale condizione. Insomma, questa persona è riuscita a sentirsi “amata” e non giudicata.

 

Vorremmo tanto che questa Giornata fosse davvero proficua e riuscisse a sensibilizzare

l’opinione pubblica.

 

Stiamo provvedendo per un po’ di pubblicità anche organizzando un concerto nella nostra bella chiesa dell’Incoronata.

 

Sarebbe bello poter realizzare qualche progetto (ad esempio, corsi di formazione-lavoro) che permetta loro, una volta ritornati uomini liberi, di poter avere una loro autonomia; siamo sicuri che con questa speranza nel cuore riuscirebbero a sopportare più serenamente il loro periodo di pena.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Corso Roma 100, 26900 Lodi 

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