medaglia di San Vincenzo e del Beato Federico Ozanam  

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Struttura   regionale
  Chi siamo
 
 
 
 

 

 

 

CHI SIAMO

 

La prima Conferenza di San Vincenzo è sorta a Legnano nel 1930 presso il Convento dei Padri Carmelitani; successivamente si sono aggiunte la Conferenza aziendale Franco Tosi e quelle parrocchiali di Legnano e dei paesi limitrofi. 

 

Dal 2000, infine, fanno parte del Consiglio Centrale le Conferenze maschile e femminile di Saronno.

 

Attualmente operano undici Conferenze dove svolgono la loro attività caritativa 119 Vincenziani. Sono assistiti con continuità 405 nuclei familiari e parecchie persone singole, per la maggior parte extracomunitari.

Normalmente le Conferenze, dopo l’accoglienza e il colloquio personale, distribuiscono generi alimentari, vestiario e quanto viene offerto; vengono elargiti contributi in denaro per pagare bollette di utenze varie ed affitto e per l’acquisto di libri e cancelleria ai ragazzi di scuole medie e superiori.

 

All’interno del Consiglio Centrale si è instaurato un proficuo rapporto con le varie Conferenze.

 

Quasi mensilmente ci incontriamo per scambiarci informazioni e suggerimenti; beneficiamo, inoltre, della preziosa assistenza spirituale di M.or Lodovico Garavaglia: il suo dotto insegnamento riguardante, in questo periodo, la Dottrina Sociale della Chiesa stimola e dà senso al nostro operato.

Basilica di San Magno

La terza Giornata Nazionale della San Vincenzo ci trova uniti nel prepararci ad affrontare un tema tanto difficile da penetrare, quale: “la solitudine del carcerato”.

 

Nelle nostre Conferenze non abbiamo volontari che prestano la loro opera nelle carceri, pertanto siamo entrati in contatto con volontari di altre Associazioni: 

 

- una insegnante, un operatore, un sacerdote.

 

- La professoressa Piera Biraghi, che già durante l'insegnamento aveva un particolare

  carisma nell'ascoltare i ragazzi più difficili, ci ha illustrato la sua esperienza nel

  carcere di Busto Arsizio.

 

- Lodovico Mariani, laureato in Scienze Politiche, ha lasciato una promettente carriera

  per dedicarsi agli emarginati nella nostra società “ultimi tra gli ultimi”. Svolge la sua

  attività in una cooperativa di lavoro all’interno del carcere di Opera. Ci ha raccontato

  quanto sia  difficile il cammino di rieducazione e di reinserimento sociale, basato

  sulla formazione professionale e il lavoro.

 

- Don Silvano Brambilla, cappellano del carcere di Busto Arsizio, incontrato in un

  torrido pomeriggio di giugno, ha catalizzato la nostra attenzione con una

  appassionata,  descrizione del suo apostolato. Alla richiesta di suggerimenti ed

  indicazioni per un nostro impegno in questo ambito, ci ha invitati ad agire secondo

  la “Parola”, tenendo presente tre punti fondamentali:

  •  Conoscere la realtà carceraria 

  •   Accompagnare le persone

  •   Collaborare con le varie associazioni

 Ci ha salutati con un passo della lettera agli Ebrei: “ricordatevi dei prigionieri e

fatevi loro compagni di carcere”.

 

Abbiamo rilevato che la riabilitazione del detenuto, in carceri sovraffollate, è minima o addirittura inesistente; ma non per questo deve venir meno l’impegno degli operatori affinché si moltiplichino situazioni di speranza quale l’esperienza positiva, lunga e difficile dello scrittore siriano Yousef Wakkas che, dallo spazio angusto della sua cella di Busto Arsizio, spicca il volo della libertà attraverso la fantasia di realtà di carta. Dal suo libro “Fogli sbarrati” possiamo conoscere situazioni drammatiche legate alla dura condizione del mondo carcerario, alla precarietà quotidiana di tanti immigrati.

 

In esso leggiamo: “avevo cercato il benessere e la ricchezza nei luoghi e negli ambienti della decadenza, convinto che certi simboli del consumismo mi avrebbero dato piacere e un futuro stabile, ma non erano altro che causa di smarrimento e di dolori.. con la scrittura ho trovato la vita... scrivere vuol dire sognare, visitare luoghi lontani, fare compagnia a persone sconosciute, dialogare, abbattere i muri che ci dividono”.

 

Storie che coinvolgono il lettore inducendolo alla riflessione sulla presenza-assenza del proprio simile più sfortunato, sia egli in strada, in carcere, ovunque lo abbiano confinato la miseria, gli errori, l’indifferenza, la disperazione.

 

 

Società San Vincenzo de Paoli  Consiglio Centrale di Legnano:    

e-mail: dabergomi@libero.it