medaglia di San Vincenzo e del Beato Federico Ozanam  

Società di San Vincenzo De Paoli–Consiglio Centrale di BustoArsiziovai alla pagina principale

                                          

Struttura  regionale
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CHI SIAMO

 

Parlare di Busto Arsizio, che si estende in posizione intermedia tra il Milanese ed il Varesotto, non è facile.

La città, divenuta tale nel 1864, nel corso dei secoli ha accumulato un tale patrimonio di operosità e di fattiva solidarietà da rendere difficile una sintesi; inoltre, se aggiungiamo la scarsa propensione dei nostri avi a mettere in risalto le virtù e le capacità dei singoli o delle collettività, si capirà ancor meglio perchè, per lungo tempo, il bustocco è stato giudicato più adatto al lavoro che al pensiero.

Eppure Busto ha dato i natali ad artisti e pensatori (per esempio “il Bambaia” detto anche Agostino da Busti, Daniele Crespi, Biagio Bellotti, Arturo Tosi, Antonio Crespi Castoldi, Giuseppe Bossi) oltre che a personaggi che con la loro attività ed intraprendenza segnarono un modo nuovo, non solo per Busto ma per l’Italia, di essere competitivi con le nazioni più avanzate (come il Dell’Acqua).Una secolare evoluzione ha portato la nostra città alla posizione attuale, da lontane ed oscure origini.L’invasione longobarda vi ha lasciato la sua traccia nelle due chiese di San Giovanni Battista e di San Michele.

Fra alterne vicende Busto progredisce: la sua popolazione cresce di numero ed importanza, i mercanti bustesi si spingono a Milano ed in altre regioni, si esportano tessuti di lana e di cotone, metalli lavorati, cuoio, spezie. Fin dal Trecento la filatura e la tessitura erano tra le occupazioni della popolazione.

Santuario di Santa Maria

Il Rinascimento penetra nel borgo; sotto il dominio sforzesco Busto ha un periodo di splendori: si innalza il meraviglioso tempio di Santa Maria di Piazza in cui la classicità della scuola del Bramante si unisce alla leggerezza fantasiosa dell’arte di Tommaso Rodari. Artisti come il Bambaia lasciano opere importanti.

Lunghe guerre, dominazioni varie, immiseriscono  le popolazioni e portano ad un declino. Ma anche negli anni di maggior decadimento Busto partecipa alla vita intellettuale milanese con Biagio Bellotti che riempie di affreschi la basilica di San Giovanni, ricostruita nei primi anni del Seicento; con Giuseppe Bossi, rappresentante del neoclassicismo italiano; con il pittore Daniele Crespi, che aveva brillato nei primi anni del Seicento.

Verso la fine del 1700, durante l’epoca napoleonica, l’industria cotoniera bustese da artigianato si trasforma in concentramento capitalistico moderno, preparando le condizioni per il grande sviluppo tecnico ed economico che doveva avvenire intorno al 1880 col nuovo Regno d’Italia.  

Infatti l’agricoltura, antico punto di forza del nostro territorio probabilmente per le difficoltà connesse alla natura del suolo, fu sostituita dall’industria, specialmente cotonifici: tipici i tessuti denominati “tarlisu” e “bumbasina”.  

La quantità prodotta è tale da sentire il bisogno di cercare altri mercati. A questo pensò il bustocco Enrico Dell’Acqua con i suoi continui viaggi nell’America del Sud.  Ed è a questo pioniere del lavoro, definito da Luigi Einaudi “Principe Mercante”, che è dedicato l’unico monumento equestre di Busto Arsizio, davanti alla Stazione delle Ferrovie dello Stato.

La produzione tessile bustocca portò allacreazione di strutture legate al settore: nasce la Mostra Internazione del Tessile, oggi sostituita con una struttura più adeguata, il complesso di “Malpensafiere”. Lo sviluppo industriale porta naturalmente ad un radicale cambiamento sia produttivo che strumentale con il rischio che determinate tradizioni, usi, materiali ed oggetti scompaiano.

Da qui nasce, grazie alla lungimiranza di alcuni culturi delle tradizioni bustocche - e proprio nel dismesso cotonificio Carlo Ottolini detto “Cotonificio Bustese” - il Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio, testimonianza del nostro passato.

In questa città pacifica ed operosa si sviluppa la solidarietà, con Enti ed Associazioni al servizio della comunità; fra gli altri la San Vincenzo de Paoli.

Uomini e donne qualunque, come la maggior parte dei protagonisti di questo numero di “Con Ozanam”, ognuno con i suoi talenti e difetti,  abbiamo scelto di amare oltre ai nostri anche gli altri. Forse non abbiamo scelto, ma “siamo stati scelti” da qualcosa o Qualcuno al quale abbiamo detto sì.

Veniamo dal lontano 1877, quando le Conferenze della San Vincenzo (maschile e femminile) furono fondate da Mons. Tettamanti, allora Prevosto della Parrocchia di San Giovanni Battista e capo spirituale della città, crescendo di numero e costituendo nel 1948 il Consiglio Particolare di Busto Arsizio. Attualmente siamo presenti nelle Parrocchie: S.S. Apostoli, S. Edoardo, San Giovanni, San Michele, Sacconago, Redentore.

Cosa facciamo: poco e tanto. Spesso ci sentiamo nullità di fronte ai bisogni e quando ci confrontiamo con Conferenze o Consigli che hanno realizzato opere grandiose.  A volte abbiamo un guizzo di orgoglio, per qualche modesto risultato raggiunto. 

Ad ogni modo,proprio quest’anno il 24 giugno, festa del nostro Patrono, a Palazzo Gilardoni (sede del Comune), durante la consegna delle civiche benemerenze da parte del nostro Sindaco a due concittadini, abbiamo ricevuto il “Premio alla Bontà”, istituito dalla Filodrammatica Cittadina Paolo Ferrari sin dal  lontano 1954, che tende a mettere in evidenza significativi atti di bontà sia singoli che associativi; un richiamo al bene, alla generosità, all’aiuto vicendevole.

Dove andiamo: stiamo facendo un piccolo, faticoso cammino per uscire dai nostri confini mentali che ci limitano alle cose collaudate ed al nostro ambito territoriale. Con la consapevolezza di appartenere al grande mondo Vincenziano,  auspichiamo la realizzazione di un nostro progetto: un sogno a lungo sognato; se diventerà realtà, cari lettori e fratelli, sarete i primi a saperlo!

 

 

Società San Vincenzo de Paoli  Consiglio Centrale di Busto Arsizio: