medaglia di San Vincenzo e del Beato Federico Ozanam  

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Struttura  regionale

Chi siamo
 
 
 
 

 

 

 

CHI SIAMO

 

 

Il tema della Terza Giornata Nazionale ci ha colpite, disorientate e ci trova impreparate a trattare l’argomento con le nostre comunità, in quanto molto scabroso. Abbiamo pensato di unirci e così tutte le Conferenze del nostro Consiglio uniranno le forze per dar maggiore risalto alla Giornata.

Le Giornate Nazionali hanno rivoluzionato tutto il nostro andamento. Abituate a portare avanti nel silenzio e nell’ombra le nostre iniziative di solidarietà e di aiuto, di colpo ci siamo trovate a cambiare radicalmente il nostro modo di agire. Abbiamo compreso che le povertà sono molto cambiate e che anche noi dovevamo evolverci per affrontare i nuovi bisogni in modo diverso dal solito.

 

Abbiamo chiesto aiuto anche a padre Turati che, molto tempestivamente, ci ha inviato una chiara ed esauriente documentazione della realtà carceraria e delle leggi in merito. 

 

Imbersago Santuario della Madonna del bosco

Abbiamo così avuto modo di analizzare a fondo questo tema tanto ostile ed inquietante.

Alla fine abbiamo stabilito che sarebbe veramente apprezzabile che tutti si rendessero conto dell’importanza che potrebbe avere una sensibilizzazione, su larga scala, della opinione pubblica sulla tutela dei diritti, della dignità e della salute delle persone che finiscono in carcere innocenti o colpevoli, sui diritti degli agenti di custodia e, per ultimo, sull’assicurazione di un lavoro agli ex-carcerati, che spesso ripetono i propri reati per mancanza di risorse economiche. 

A questo punto, l’argomento carceri non ci è più sembrato tanto difficile.

Alcune di noi da tempo conoscevano il padre cappellano del carcere di Como e da esterne aiutavano con prodotti di igiene i reclusi e con prodotti per l’infanzia i bambini che vivono all’interno del carcere con le mamme recluse.

Siamo riuscite ad avere la sua disponibilità per parlarci della situazione alquanto precaria nella quale versano le carceri attualmente. 

E così domenica 25 maggio u.s., in un’aula gremita ad Alzate Brianza, alla presenza del nostro Presidente Regionale e di tutte le Conferenze del nostro Consiglio, padre Sergio Piovan ci ha parlato per due ore della vita dei carcerati.

Ha esordito dicendo che il carcere è una realtà difficile e spesso rifiutata dall’opinione pubblica. C’è bisogno invece dell’aiuto di tutti, c’è bisogno del supporto dei volontari per seguire la famiglia del detenuto e il detenuto stesso quando esce dal carcere.

Il detenuto in carcere è abbandonato, necessita di ogni piccola cosa che ai nostri occhi appare ovvia, ma in realtà per loro è un lusso che non possono permettersi.

In questo momento il problema del sovraffollamento è generalmente il più sentito. Celle costruite per due persone ne ospitano anche sei. Va da sé che la convivenza talvolta degenera per futilità, e la condizione della detenzione è disumana. 

C’è forte solitudine, negazione della personalità; rimane la dignità perché il carcerato è pur sempre un figlio di Dio. Tra di loro si può trovare anche la solidarietà, ma è sempre improntata dal reciproco tornaconto.

Un altro problema sono le famiglie dei detenuti. Spesso vengono isolate dalla società; i problemi che devono affrontare sono molti, non ultimi quelli economici. Dobbiamo interessarci delle famiglie, dei figli, indagare e prenderci cura di loro, dei loro problemi, delle loro difficoltà. I volontari possono fare molto, devono star loro vicini con prudenza, con attenzione e sensibilità, e mettersi in relazione con loro con spirito d’amicizia.

Con padre Sergio c’era una volontaria che da anni si reca con regolarità nelle carceri di Como con un gruppo di ragazzi per intrattenere i detenuti e per alleviare la detenzione delle detenute mamme con i figli piccoli. Il nostro primo impulso è stato di indirizzare le eventuali offerte che speriamo di raccogliere per questi bambini che vivono all’interno del carcere, sicure anche di riuscire facilmente a far capire ai nostri concittadini la loro condizione chiusi tra quattro mura. 

Pensiamo di incontrare ancora padre Sergio per poter sviluppare meglio il modo di renderci utili.

 

 

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